Siete fan sfegatati della serie Enterprise e non vi date pace per la fine anticipata oppure avete accolto l’ultima puntata con un sospiro di sollievo? Viste le polemiche che si sono scatenate attorno all’ultima serie Trek abbiamo deciso di metterla al banco degli imputati per capire se veramente merita la ingrata fine e tutte le critiche che le sono state attribuite dai trekker più accaniti.
Quindi mettetevi comodi e iniziate al leggere l'apertura del dibattito processuale che vedrà nelle prossime puntate il susseguirsi delle arringhe dell'accusa, della difesa e varie testimonianze.
Processo a Enterprise

“la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità.”
(formula di rito dei testimoni nei processi televisivi)
Nel massimo rispetto delle opinioni personali, cui ciascuno è tenuto, ecco la prima testimonianza di un dibattito processuale che si è tenuto in sede alla redazione del portale WebTrek Italia.
- Silenzio in aula!
- In piedi: entra la corte!
- Si dia inizio al rito: tralasciamo i capi d’accusa e ascoltiamo il primo teste.
Il 26 settembre del 2001 viene trasmesso, dal network americano UPN, “Broken Bow” (in italiano “Prima missione”) episodio pilota della nuova serie “Enterprise” che, ambientata nell’anno 2151 racconta, i primordi dell’esplorazione interstellare per la razza umana e la nascita della Federazione dei Pianeti Uniti.
L’idea di un “prequel” (ovvero di una serie di episodi ambientati in periodi precedenti al “main stream” della saga, addirittura prima del volo inaugurale dell’Enterprise classica dei capitani Pike e Kirk) servirebbe, nelle intenzioni della casa produttrice, a catturare il nuovo pubblico giovanile che poco conosce del grande affresco trek, ma nella sostanza ha l’effetto di lasciare perplessi gli appassionati di tutto il mondo.
Fin dal primo episodio si vedono alcune novità importanti: anzitutto la sigla, che, per la prima volta, non vede un’astronave viaggiare su fondali spaziali con un tema musicale “sinfonico”, ma è una sequenza di immagini sulla storia dell’esplorazione che segue il ritmo di una canzone “rockettara” (“Where My Heart Will Take Me", nella versione eseguita da Russell Watson; la canzone avrà una versione più “discotecara” nelle stagioni seguenti).
Il design stesso della nuova astronave non fa pensare alla tecnologia dei vascelli spaziali “tradizionali e noti al grande pubblico, benché gli effetti speciali godano delle nuove tecnologie e siano più che accattivanti.
Il capitano della nave è Jonathan Archer (Scott Bakula). Gli altri membri "fissi" dell'equipaggio sono T’Pol (interpretata dalla bellissima Jolene Blalock); il Dottor Phlox (John Billingsley), medico di bordo denobulano; l'ingegnere capo Charles "Trip" Tucker III (Connor Trinneer); il capo della sicurezza Malcolm Reed (Dominic Keating); l'ufficiale alle comunicazioni Hoshi Sato (Linda Park); il timoniere Travis Mayweather (Anthony Montgomery). Alcuni ospiti ricorrenti caratterizzeranno gli episodi con sempre maggior rilievo nel corso delle ultime due stagioni, ma nel complesso il cast, pur guidato dal bravo Scott Bakula, non avrà molte possibilità di sviluppare personalità sfaccettate e profonde.
Dicevamo che queste sono le prime (dis)avventure di un equipaggio terrestre che, grazie ad un nuovo motore a curvatura 5, si può spingere per la prima volta molto più lontano di qualsiasi altro essere umano. Difficoltà di ordine politico-interplanetario hanno infatti frenato la corsa alle stelle: i Vulcaniani (la razza del Primo contatto) nutrono ancora reticenze e pregiudizi nei confronti degli umani e per questo al capitano Archer viene affiancato un secondo ufficiale vulcaniano, l’algida e impassibile T'Pol.
Dicevamo che all’inizio la serie non acquista molta popolarità tra i fan di Star Trek: critiche giungono alla produzione per le scelte “tecniche” sull'astronave e per la difficoltà di perseguire una effettiva coerenza rispetto alle serie ambientate successivamente.
Ma c’è di più: a fronte di temi potenzialmente accattivanti, spessissimo la narrazione delle prime due stagioni si dimostra povera e poco profonda. Soluzioni banali a situazioni complesse, alcune arbitrarietà, tutto contribuisce a rendere impopolare il team dei produttori originari.
Nella terza stagione, si assiste (forse a seguito di una defezione di sceneggiatori) a una virata in senso “guerrafondaio” della storia: non più esplorazione (ne la risoluzione della “Guerra Temporale”, tema precedentemente introdotto), ma una “Guerra al terrorismo” che inizia con l’equivalente fantascientifico dell’ “11 settembre 2001” e continua con temi come “guerra preventiva” e scelte poco “etiche” ma in linea con la reale storia contemporanea.
Al nome Enterprise si affianca inoltre (ufficialmente) per la prima volta la sigla Star Trek.
Dalla quarta stagione, la conduzione della serie passa (almeno in parte) a Manny Coto che sviluppa, sotto la sua direzione artistica, storie appassionanti, più mature e coerenti.
Si vedono temi e razze e personaggi amati dal pubblico trek e il senso “storico” degli episodi acquista finalmente un pathos particolare.
Ormai però la serie è destinata alla cancellazione. I fan che inizialmente avevano boicottato Enterprise, non ritenendola coerente con la filosofia di Star Trek, organizzano petizioni e raccolte fondi.
Il 13 maggio 2005 viene trasmesso il 98mo, (deludente per gli hard core fan) e ultimo episodio di Enterprise.

Questi, a grandi linee i fatti. La parola ora passa all’avvocato dell’accusa….